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Poetry Therapy Italia

04 Teorie Bortini De Donatis

In questo articolo sono stati selezionati alcuni testi teorici di Dome Bulfaro relativi alla “scrittura kintsugi” da lui ideata. La selezione è stata curata da Amelia Bortini e Simonetta De Donatis, prima sue allieve e poi assistenti che hanno fatto parte di questo suo percorso di ricerca, dagli esordi alla Scuola Binario 7 a partire dal 13 gennaio 2017, fino all’anno di percorso 2018-2019 con tre classi quinte della Scuola Primaria ”Gianni Rodari” di Robbiate (LC). Gli stralci sono tratti dal libro Così va molto meglio. Nuove pratiche di poetry therapy, AAVV Dome Bulfaro (a cura di), Edizioni Mille Gru (Monza, 2018).

 

詩 金継ぎ

Tratto dal libro Così va molto meglio. Nuove pratiche di poetry therapy, AAVV Dome Bulfaro (a cura di), Edizioni Mille Gru (Monza, 2018).

 

Introduzione 

La poesia 詩 kintsugi 金継ぎ e i racconti kintsugi traducono in versi e prosa poetica l’antica arte giapponese del Kintsugi. Entrambe le forme letterarie sono state ideate il 13 gennaio 2017 da Dome Bulfaro con lo scopo di risanare le fratture interiori.

Le poesie kintsugi nascono dall’unione dell’arte del kintsugi con l’haiku e con la poesia occidentale, in particolare quella epigrammatica in quartine, la più comune forma metrica della poesia europea, portata a livelli sublimi anche in Medioriente, dal poeta Omar Khayyām.

I racconti mantengono la stessa struttura delle poesie; possono funzionare da preludi alla poesia, che ha il dono di verticalizzare i processi di analisi e guarigione. 

Per comprendere questa nuova forma letterario-terapeutica è utile, anche se in modo amatoriale e “con rottura indotta”, ripercorrere il cammino pratico e simbolico di riparazione kintsugi. Esperire fisicamente non solo aiuta a comprendere il suo messaggio simbolico, ma svolge nel rito di scrittura anche una funzione preparatoria e propiziatoria. Si prende un oggetto di ceramica con cui c’è un debole/medio/forte legame affettivo. Si rompe l’oggetto, se possibile, con un solo colpo. Si rincollano i pezzi. Si passa con cura il color oro lungo le fratture. Poi si compone la poesia, immersi nell’ascolto del proprio sé.

Il rito della rottura e riparazione kintsugi di un oggetto va concretamente esperito almeno la prima volta che ci si avvia all’arte della scrittura terapeutica kintsugi. In seguito, si potrà giungere alla composizione di poesie e racconti kintsugi, sostituendo il rito propiziatorio dell’effettiva rottura e riparazione con la sua semplice visualizzazione, immersi in un tempo di silenzio meditativo commisurato al sentire di ognuno.

In questo articolo illustreremo, anche attraverso le parole degli allievi che insieme a Dome Bulfaro hanno sperimentato la nuova tecnica, le otto tipologie di scrittura kintsugi:

  1. Il racconto o prosa poetica kintsugi
  2. La poesia kintsugi libera per forma e versi 
  3. La quartina kintsugi 
  4. Quartine kintsugi concatenate in gruppo 
  5. Quartine kintsugi concatenate in coppia 
  6. Quartine kintsugi a specchio simulato o reale 
  7. Quartine kintsugi a costellazione simulata o reale 
  8. Quartine kintsugi reali 

Il canone per una composizione kintsugi è il seguente: 

  • il primo verso dichiara la contesa/problema (o prima stanza/parte della poesia/prosa) 
  • il secondo verso è quello della rottura 
  • il terzo è il verso riparatore 
  • il quarto canta la bellezza cicatrizzata.



1. Il racconto kintsugi 

La prosa poetica permette un primo scavo psicologico e analitico, tramite un inquadramento generale e, al contempo dettagliato nei fatti, delle fasi di riparazione del conflitto interiore individuato. 

Racconto kintsugi esemplificativo – di Dome 

Mio padre che non sa nuotare mi zittisce una volta per tutte: – 

Nemmeno col salvagente, tu il bagno col mare mosso non lo fai. Ma a 

10 anni si ha la testa dura come una tazza. Di nascosto dai miei genitori 

mi infilo in acqua. Il mare mi risucchia e non riesco più a ritornare a 

riva. Grido aiuto. Mio padre che non sa nuotare, senza pensare si getta 

in acqua tutto vestito. Per salvarmi quasi annega. I documenti del 

portafoglio sono zuppi d’acqua, come i miei occhi di lacrime, la sua 

bocca di tosse. 

Il mare e cosi arrabbiato che spacca le tazze contro gli scogli. 

Dall’età di 10 anni fino ad oggi non faccio che nuotare in quel mare di 

tazze. 

A riva si avvicina mio padre, a me coetaneo, che mi avvolge con un 

grande telo e mi offre del tè caldo. 

– Hai ancora freddo? – mi domanda 

– Non più papà, ora non più.

 

2. La poesia kintsugi libera per forma e versi 

Si tratta di un passaggio intermedio tra il racconto e la quartina. La storia portata in versi, senza particolari vincoli formali, aiuta a focalizzare e condensare ciò che è essenziale e pregnante per noi: il nodo doloroso che intendiamo sciogliere. 

Kintsugi suocera – di Simonetta 

Donna e madre. 

Ad elevato peso specifico. 

Forze che si oppongono. 

Controllo delle tensioni in atto. 

Un matrimonio? Che bello! 

Non in chiesa? Che tristezza! 

Belle queste scatoline! 

Ma... Le bomboniere dove sono?? 

Non c’è matrimonio senza bomboniere! 

Si farà come dico io: bomboniere per i miei fratelli! 

Bom-bon-iere... Bom... Bomb... Bombe! 

L’energia si è liberata. 

La frattura è evidente. 

Ma i chilometri aiutano, alleggeriscono le parole. 

Nel solco della distanza si accumula la gommapiuma. 

Ricordo ma non porto rancore 

Non porto rancore ma non dimentico. 

Esercizio di volontà. 

 

3. La quartina kintsugi 

È la forma più classica di questo genere di scrittura, non solo perché preserva tutti i semi culturali da cui nasce – arte kintsugi, haiku, epigramma e quartina europea, quartina mediorientale, teatroterapia – ma perché, come forma di poetry therapy, riesce a ricucire in profondità le lacerazioni più intime, attivando al meglio il potere ricostruttivo del pensiero emotivo.

La cena – di Giacomo 

Non capisco perché tu non scenda 

ho preparato tutto per te, inutilmente 

dai, riesco a scaldare tutto di nuovo 

ora che sei seduta raccontiamoci la giornata.

 

4. Quartine kintsugi a catena in gruppo 

La concatenazione di strofe è ripresa dalla tradizione giapponese del Renga. È la forma della condivisione del dolore e del mutuo aiuto. 

Nel caso della quartina kintsugi a catena in gruppo, chi apre la composizione lancia l’argomento del conflitto/problema da risanare e gli altri partecipanti continuano il testo seguendo l’ordine deciso dall’autore che compone l’ultima quartina. 

Kintsugi d’amore – di Amelia, Eugenio, Simonetta, Maris, Angela, Giacomo

 

Sei partito da solo e mi hai baciato la bocca. 

Era l’ultimo bacio. 

Nei sogni ritorni 

con occhi lucenti e un nuovo sorriso. 

 

Ripasso la storia di una vita segnata 

la mente torna alla bocca baciata 

la passione è più forte del vento contrario 

ricordo le mani strette ai miei fianchi. 

 

Ma ora tutto è cristallo 

una liscia parete mi separa dal mondo 

una liscia parete che creo ogni giorno 

una liscia parete che distruggo nel sogno

 

Liberata dal peso gravitazionale 

lancio sul tavolo storie assopite 

fili interrotti dall’impotenza del reale 

tornano in matasse legami mai recisi. 

 

Solo appagata da altro epicentro di amore (un figlio?) 

appannerò, forse, un giorno la traccia di quell’ultimo bacio 

lasciando spazio alla rinnovata consapevolezza 

della mia unicità soppressa. 

 

Sto passando corpi e volti senza baci 

musiche bestiali che implodono 

e in solitudine finale penso 

e scrivo che del fuoco non ho braci. 

 

5. Quartine kintsugi a catena in coppia 

Questa quartina kintsugi mette ordine in un conflitto attraverso una relazione tu-io affrancata. 

Con versi alternati nell’ambito di una stessa quartina i protagonisti giungono alla risoluzione del conflitto. 

 

Kintsugi coppia di Francesca e Simonetta 

 

Anche se esco odio chiudere l’aria fuori di casa 

Se continui così con l’aria entreranno anche i ladri 

Bla bla bla, non sono più una bambina 

Visto che sto invecchiando urge un promemoria 

Ho un’intensa vita sociale 

Non ha la patente e la devo scarrozzare dappertutto 

La mamma non è un’autista 

Francesca è giovane, con buone gambe 

Quando ho le cuffie, tutto è musica. 

Si, ma il resto? Non mi dai mai retta, 

Mi costringi a fare i segnali di fumo! 

Va bene mamma, ci sei anche tu...

 

6. Quartine kintsugi a specchio simulato 

Nella forma dello specchio simulato l’autore scrive il primo kintsugi dal proprio punto di vista e il secondo dal punto di vista della persona/animale/cosa/fatto con il quale ha un conflitto/problema in atto. 

 

Mi ha rotto due anforette – di Eugenio 

 

Mi ha rotto due anforette Fu lo straccio a tradirmi 

le dico che alla terza la licenzio i suoi occhi mi gelarono le vene 

mi guarda con occhi da gatta gli chiesi scusa con le guance rigate 

le vado vicino e l’abbraccio. mi prese fra le braccia, mi scaldò il cuore

 

7. Quartine kintsugi a specchio reale 

Nella forma dello specchio reale il primo kintsugi è composto dall’autore ed equivale simbolicamente ad un allungo di mano in segno di pace, mentre il secondo kintsugi è una volontà corrisposta di arrivare a una pacificazione.

 

Kintsugi a specchio reale – di Francesca e Simonetta 

 

Mi hai preso il libro che stavo leggendo. Ti lamenti perché ho preso il libro che stavi leggendo. 

Mi mancano poche pagine per finirlo! Ti rispondo che non posso restituirlo adesso, mi piace troppo! 

Mi dici che l’autore scrive da Dio. Ti prometto che lo finirò in fretta. 

Mi piace che, ogni tanto, i nostri gusti coincidano Ti piace l’accordo e sorridi.” 

 

8. Quartine kintsugi a costellazione simulata 

Le quartine kintsugi a costellazioni simulate indagano individualmente lo stesso conflitto/problema, con l’intento di identificarsi con tutte le persone coinvolte. 

Lo sforzo di acquisire punti di vista diversi favorirà l’apertura del cuore. 

 

Prima di partire dissi a quei quattro – di Eugenio 

Prima di partire dissi a quei quattro 

che lo sgarbo me lo avrebbero pagato caro! 

Andai via con il pensiero pieno di tarli 

al ritorno ero pronto per il perdono 

Non ebbi rispetto in quel affare 

decisi da solo, così troncai. 

Lo cercai per parlare, ma lui non c’era 

ora che la vita va via, chiederò il perdono a Dio. 

Fui coinvolta in un affare grande 

per amore mi comportai da puttana 

ma l’anima chiese al cuore di essere onesto

arrivò il giorno che mi spogliai. 

Era un giardino ordinato 

Io come gramigna lo infestai. 

Non avevo compreso la forza della quercia 

mi lavai da solo e ottenni il perdono. 

Era settembre e quell’affare lo volevo mio 

insieme ad altri gli voltai le spalle. 

Il tradimento è duro per un’anima pura 

mi tolsi i guanti e allungai le mani. 

9. Quartine kintsugi a costellazione reale 

Questa tipologia risulta particolarmente utile quando nel gruppo s’intende risolvere un problema o un conflitto comune, specie se non si è ancora pronti per confrontarsi vis à vis. Tutti i componenti scrivono le proprie quartine kintsugi su più fogli; un mediatore li raccoglie e li dispone in forma di sole, guidando il processo di pacificazione a partire dalla luce proprio di quel sole del quale ognuno ha creato quattro raggi (i quattro versi della quartina kintsugi). 

Nel caso seguente si osserva la rielaborazione di un “lutto” comune dato dalla fuoriuscita dal gruppo di un suo componente. 

 

Il tessuto si è strappato – di Amelia, Giacomo, Simonetta, Maris 

 

Il tessuto si è strappato. 

Ha detto: “Basta!” e se n’è andato. 

Con fili dorati lo ricuciamo. 

L’amicizia preziosa è la trama. 

Quest’anno non sarai con noi nell’aula 

la voglia di un corso tutto tuo brucia 

ma ho capito che eri senza fiato 

sognerò stringhe fluo che camminano.

Quest’anno non verrò più a recitare versi con voi, hai detto. 

Non voglio navigare in un mare di voci estranee, che non riconosco. 

Naufraghi, ci guardiamo attorno in cerca di punti di riferimento. 

E veniamo cullati da onde di suoni nuovi. 

La nebbia è un portone chiuso. 

Il buio si chiude dentro. 

Un soffio si fa strada. 

Torno a sentire la tua mano mai lasciata.

 

 


 

Amelia Bortini bioAmelia Bortini. Facilitatrice nei percorsi sul perdono. Coautrice del libro Cosí va molto meglio (Mille Gru, 2018). Frequenta da diversi anni il corso di teatropoesia di Dome Bulfaro (Scuola Binario 7 di Monza); sotto la sua direzione, col gruppo di teatropoesia, ha appreso e sviluppato alcune pratiche di poetry therapy. Attualmente frequenta anche il corso di “Dizione e lettura espressiva “ tenuto da Enrica Barel presso il Teatro delle Anime Antiche di Milano. 
» La sua scheda personale.

 


 

simonetta de donatisSimonetta De Donatis frequenta dal 2013 il corso di Teatropoesia tenuto da Dome Bulfaro presso la Scuola del Teatro Binario 7 di Monza ed è una dei componenti dei cori “poetici”: CoroDiverso e PoetiCanti. Per Mille Gru ha seguito nel 2018 il progetto “Così va molto meglio. Nuove pratiche di poetry therapy” realizzatosi attraverso la pubblicazione dell’omonimo libro, edito da MilleGru e i relativi laboratori: c/o l’Associazione ALEDUS a Monza (MB) e c/o la Scuola primaria Rodari di Robbiate (LC) durante l’anno scolastico 2018-2019. Nel 2019 ha proposto tecniche di massaggio poetico durante gli eventi: “Benessere al castello a Carimate (CO) e “Anche la spina profuma di rosa - piccola rassegna di poesia che cura” c/o Yoga Lila di Biassono (MB).
» La sua scheda personale.