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Poetry Therapy Italia

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Cosa succede a Ravenna, in ospedale, la domenica pomeriggio dal 2015?
Accade un miracolo che si ripete: si porta cultura.

L’idea di “somministrare” cultura in ospedale nacque dopo una lunga gestazione. Dottore di ricerca in letterature anglofone, da tempo mi interrogavo sul ruolo della letteratura e della narrazione nella vita di tutti i giorni, poi, a causa della prolungata degenza di mio fratello in ospedale per un virus, ci trovammo di fatto, a Ferragosto, in reparto senza sapere come ingannare il tempo.
Così feci mentalmente una serie di ragionamenti legati ai libri e al mio amore per la poesia e i racconti, ma anche per tutte le arti in generale.
Se i libri sono pieni di racconti di malattie, degenze e ospedali, se le canzoni parlano di dolore vero o metaforico, se i quadri dipingono il disagio e perfino i degenti, come mai dentro gli ospedali non c’erano opere d’arte, film, libri e canzoni?
Partendo da questa domanda silenziosa e personale ho iniziato a contattare via via le Istituzioni della mia città, fino ad arrivare al Direttore Sanitario dell’Ospedale S. Maria delle Croci di Ravenna, dove ho trovato ascolto e disponibilità.
Abbiamo cercato un luogo ove riunirci, che in un primo momento è stato individuato in una camera calda vicino al reparto di Oncologia. A quel punto ho chiesto aiuto ad alcuni studenti del Liceo Artistico che hanno dipinto sui muri alcune frasi significative e svariati disegni per rendere il locale più accogliente. Poi il 13 dicembre 2015, invitando autorità, personale ospedaliero e cittadini, abbiamo inaugurato la rassegna “Rianimazione letteraria” di Poesia intensiva.
Da allora non ci siamo più fermati, grazie anche al sostegno di alcune case editrici, in particolare la Gems Mauri Spagnol, che fin da subito ci ha aiutato inviando autori a presentare libri in uscita.
Abbiamo stabilito che la domenica pomeriggio fosse il momento più adatto a incontrare autori e ci siamo dati l’arco temporale fra le 15 e le 17.30.
Per queste due ore circa, l’ospedale si trasforma in un luogo anche culturale. Ci tengo a sottolineare “anche”. Perché la vocazione di un nosocomio è quella di curare in primis, quindi l’aspetto dell’intrattenimento letterario o musicale viene sempre in secondo piano, anche se ormai siamo diventati utili e richiesti.
Abbiamo poi studiato una locandina con lo staff dell’ospedale, con un layout riconoscibile e immediato e abbiamo iniziato a diffondere le nostre iniziative, lasciando la possibilità di partecipare anche ai cittadini.
Sono stati nostri ospiti Roberto Vecchioni, Stefano Benni, Chiara Gamberale, Gianrico Carofiglio, Vito Mancuso, Gessica Notaro, solo per citarne alcuni, e una lunghissima scia di nomi della letteratura, della musica, dell’arte e dell’attualità.
Cerchiamo autori comunicativi, con temi importanti come la solidarietà, l’inclusione, la non violenza, l’uguaglianza, il rispetto. Li contattiamo e li invitiamo.
Si creano sinergie e gli incontri sono sempre una sorpresa e spesso una rivelazione.

Oltre agli incontri della domenica pomeriggio, ci occupiamo di abbellire le pareti delle zone di passaggio in ospedale, di portare i Supereroi in corsia per far divertire grandi e bambini, di organizzare alternanza scuola lavoro  e di proporre una sorta di umanizzazione delle cure che, prendendo in considerazione le direttive regionali, si coniughi con il nostro ospedale.
Dal 2016, poi, c’è anche una biblioteca dentro l’ospedale e ci sono moltissimi degenti e cittadini che vanno a visitarla e a prendere in prestito libri e audiolibri.
Tutto questo ha fatto in modo che venissimo invitati ad alcuni convegni internazionali per raccontare la nostra esperienza. Così siamo andati prima a Varsavia, poi in Ucraina, a Kharkiv e poi a Napoli.

Nel 2019 siamo stati invitati in Senato e abbiamo avuto come ospite Rita Pedditzi che, attraverso il programma radiofonico “Inviato speciale”, ha raccontato la nostra esperienza.
Insomma, siamo diventati grandi. A quel punto qualcuno ci ha fatto notare che forse non lo sapevamo ma ci eravamo di fatto tuffati nella Medicina narrativa senza saperlo.

Ho iniziato a studiarla allora, e a capire che in effetti quello che stavamo proponendo era un progetto pionieristico di cura della parola e della pagina, quindi abbiamo messo ancora più energia nelle nostre attività fino a costituirci come associazione lo scorso dicembre.
Una piccola associazione costituita da nove amici che, senza risparmiarsi, trascorrono spesso le domeniche in compagnia della letteratura in un luogo singolare: l’aula magna dell’ospedale. Sì, perché crescendo, ci è stato concesso di invadere la sala più bella e quella che ha microfoni e proiettore in modo da accogliere i nostri ospiti in maniera più consona.

Un altro piccolo miracolo è che tutto questo è stato messo in piedi e portato avanti a fondi praticamente zero o minimi.
Grazie ad “Adotta un progetto” siamo stati “adottati” prima da Romagna Acque poi da Traghetti & Crociere, che ci danno annualmente un piccolo grande contributo che abbiamo finora utilizzato per le spese vive dei nostri ospiti come: hotel e rimborso spese di viaggio, e ci auguriamo che questo nostro modello culturale venga preso come esempio e diffuso in molte realtà della nazione.
Avevamo preso accordi con alcuni ospedali disseminati per lo Stivale, il covid ci ha un po’ fermato ma solo temporaneamente.
Infatti stiamo pensando a soluzioni alternative per far entrare la cultura in ospedale anche in questo periodo in cui, per motivi di sicurezza, siamo fermi.

Mentre scrivo questo, che doveva essere un articolo, ma per l’amore che provo per questo progetto, risulta un resoconto-memoria di quanto svolto finora, penso a tutte le persone che abbiamo incontrato in questi anni attraverso “Rianimazione letteraria”.
Madri in attesa di partorire, genitori angosciati che aspettavano notizie dei figli, persone in attesa di un intervento, degenti in terapia, personale ospedaliero che smontava dal turno, cittadini curiosi: tutti si sono fermati a una o ad alcune delle nostre “Rianimazioni letterarie” e molti di loro ci hanno lasciato ringraziamenti scritti, inviati ai giornali e/o al direttore sanitario, o ci hanno ringraziato a parole sul momento.
E la stessa soddisfazione e partecipazione l’abbiamo vista e sentita dagli ospiti che abbiamo via via avuto modo di intervistare sui propri libri o sulle proprie attività.
Crediamo profondamente che a fianco della cura erogata dall’ospedale, sia anche la cultura a essere importante. Leggere, mantenersi vivi e curiosi anche nei momenti difficili, distrae e fa sognare.
Il potere della cura sta anche nel mantenersi mentalmente attivi e ottimisti, come molte ricerche affermano, e noi non facciamo altro che proporre proprio questo modello.
La medicina narrativa col suo corollario di medical humanities, biblioterapia e rianimazione letteraria non fanno altro che infondere fiducia, spalancare altri punti di vista, vedere con occhi diversi, guardare dove non si è visto, mettendo sempre al centro il degente come attore principale.
In un luogo dove ci si cura e si è sereni, si aderisce meglio alle terapie perché si instaura un rapporto di fiducia e scambio.
Abbiamo letto tanto e ci siamo documentati altrettanto sui benefici che ciò che proponiamo possono ricadere sui malati e ora siamo sicuri di essere nella direzione giusta.
Stiamo preparando un progetto per le celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri che nel 2021 avranno luogo principalmente a Ravenna, abbiamo preso accordi con i musei della città per istituire una giornata particolare per i degenti ed è in atto una collaborazione con la facoltà di Infermieristica per formare i futuri infermieri alla Medicina narrativa.

Non ci fermiamo perché il nostro motto è fare come il colibrì della famosa leggenda africana: nella foresta dei grandi alberi un giorno scoppiò un incendio che si espanse verso il cielo e tutt’intorno. Gli animali fuggirono verso la cima della montagna innevata, fatta eccezione per il colibrì che invece si diresse verso il lago. Raggiunta l’acqua il colibrì iniziò a riempire il becco d’acqua andando avanti e indietro, dal fiume all’incendio, per poi raggiungere nuovamente il lago e tornare indietro con altra acqua. Pur essendo così piccolo e apparentemente indifeso, il colibrì dimostrò un grande coraggio ma il leone, re della foresta, gli domandò: “Che pensi di fare con una goccia d’acqua?”. Il colibrì rispose: ”Sono la goccia d’acqua che porto in dono”. Il leone rispose che non sarebbe mai riuscito a spegnere l’incendio con quella quantità minima di acqua ma il colibrì replicò: “Forse, ma faccio la mia parte”.

Ecco: noi facciamo la nostra parte con un autore e un libro sempre pronto in Aula Magna.

 


 

azzurra d agostino

Livia Santini insegna inglese ed è appassionata di poesia.
Nel 2015 ha creato presso l'ospedale di Ravenna la rassegna Rianimazione letteraria di poesia intensiva che porta cultura la domenica per sollevare pazienti, loro parenti e personale ospedaliero.



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