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Poetry Therapy Italia

28 marelli 

Il numero doppio monografico della rivista Semicerchio sul tema dell’ecologia letteraria, l’analisi di testi poetici di autori italiani – da Pasolini a Caproni e a Zanzotto – e stranieri – dalla Francia, al Nord America, al Messico, al lontano Pacifico – a conferma di come l’ecopoetry rappresenti una delle forme espressive migliori per rappresentare l’ambiente e riflettere sulle urgenze ecologiche.

Il numero monografico n. 58-59 del 2018 della rivista Semicerchio ha avuto il merito di dare eco agli studi di ecologia letteraria – disciplina che, in Italia, come ricorda Emiliano Guaraldo ha “avuto difficoltà a ritagliarsi uno spazio nei dipartimenti di studi letterari ed è stata portata avanti prevalentemente dalla filosofa ambientale” – anche a testi poetici. E ciò nonostante l’evidenza di come il valore sonoro del verso abbia da sempre rappresentato una delle forme migliori per creare emozioni e, come dice il Manifesto di Ecopoesia Italiana, attraverso tali emozioni, sia in grado di risvegliare “le coscienze predisponendole all’ascolto dei problemi dei nostri giorni”. Nell’ecopoesia, infatti, ragione e sentimento non si confondono, ma si fondono, permettendo una comunicazione ad ampio spettro, che coinvolge entrambi gli emisferi del nostro cervello.

La carrellata di testi analizzati nella monografia ha un ampio respiro temporale; prende, infatti, l’avvio dal medioevo con l’analisi del De imagine Tetrici (la statua di Teodorico) di Valafrido, scritto nell’829, dove già il paesaggio viene descritto in modo da farne simbolo del clima politico del momento e dove la stessa statua del re Teodorico viene utilizzata come occasione di dibattito intellettuale, giocando sulle valenze allegoriche del contesto architettonico, dei materiali utilizzati, dei colori. In particolare, il paesaggio bucolico in Valafrido ha il fondamentale ruolo di interpretare “tre tempi: il passato mitico dei poeti antichi e del loro canto solitario, il presente fangoso e chiassoso dei contemporanei divisi per posizioni politiche e il prossimo futuro pacifico della concordia zoologica e musicale che realizzerà la profezia biblica dell’età dell’oro”.

Arrivando a tempi a noi più vicini, il tema ecologico acquista una specifica fisionomia, destinata a precisarsi ulteriormente in età contemporanea per l’urgenza delle stesse questioni ambientali. Letteratura ed ecologia trovano, così, elementi di reciproca implicazione; da un lato, infatti, il discorso ecologico ha adottato forme di rappresentazione tipicamente letterarie, dall’altro, la letteratura ha trovato nell’ecologia argomenti direttamente legati alle questioni ambientali del nostro tempo.

05 semicerchio coverNegli ultimi anni, nella comunità scientifica si è assistito a un interessante sviluppo degli studi di ecologia letteraria – o ecocritica – avviati negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, per opera di un gruppo di studiosi statunitensi. Oggi la disciplina è ormai diffusa e ogni anno sono sempre più numerosi gli esperti internazionali che aderiscono all’associazione “Asle” (Association for the Study of Literature and Environment), fondata nel 1992, e che gravitano, dal 1993, intorno alla rivista “Isle” (Interdisciplinary Studies in Literature and Environment). Molte sono anche le pubblicazioni esistenti, così come le differenti tematiche che si sono sviluppate nel corso degli anni, data la profonda natura interdisciplinare dell’ecocritica. Nonostante il loro successo, tuttavia, gli studi di ecologia letteraria non si sono diffusi equamente e parallelamente. Nel panorama spagnolo e ispanoamericano, ad esempio, non hanno avuto la stessa fortuna dei paesi di lingua inglese e di quelli orientali, come l’India e il Giappone.

Per quanto attiene al panorama italiano del Novecento, gli articoli della monografia affrontano poeti per i quali i temi del paesaggio e dell’ambiente sono stati essenziali e l’ecologia ha assunto la funzione di una formula o di una metafora attraverso la quale esemplificare e descrivere, tra le varie tematiche, anche quelle di tipo storico o antropologico-sociale. Spesso, infatti, gli autori che hanno assistito, e variamente reagito, al passaggio dalla società rurale a quella industriale del secondo dopoguerra, interpretano tali dinamiche come alterazioni di un ecosistema naturale, storico e culturale.

Lo sguardo si posa su autori italiani quali Gadda, Pasolini, Risi, Giudici, Roversi, Zanzotto, critici di fronte al miracolo economico, al loro rapporto con la città che si dilata, in una continua erosione di spazi verdi incontaminati. Ma anche sui versi di Giorgio Caproni, per il quale la natura è protagonista indiscussa, che echeggiano di un paese guasto, fatto di ecosistemi ibridi, caratterizzati dall’accostamento di elementi naturali e antropici in un perturbante scenario post-apocalittico. Secondo Caproni, l’uomo è colpevole di aver inquinato la vita, distruggendo l’ambiente con le sue azioni scellerate; la sola possibilità di salvezza del pianeta risulta essere la sua scomparsa.

Se il contesto italiano offre ottimi esempi di relazione tra poesia ed ecologia, molti sono gli articoli che analizzano versi di autori stranieri: francesi, messicani, polinesiani, nordirlandesi... Tra questi, di notevole interesse è il testo che mette in luce lo stretto legame tra gli haiku francesi e il tema della natura minacciata. La scelta dello haiku per approcciarsi al tema del cambiamento climatico non è casuale, ma riflette il rapporto tra questo genere poetico – fiorito in Giappone nel XVII secolo grazie a Matsuo Basho – e la natura; un genere in grado di offrire una prospettiva straniata sul rapporto tra uomo e ambiente, rifiutando di imporre un esplicito messaggio morale. La sintesi è uno degli elementi formali dello haiku, attraverso cui questa ecologia testuale si realizza, fissando non più scene naturali, ma processi di pensiero frammentati, che rivelano un finale e un senso, non definitivi, ma aperti. Alcuni degli haiku, infatti, si pongono esplicitamente in forma interrogativa, lasciando al lettore la libertà di trovare le proprie risposte.

Altro approfondimento interessante è quello che evidenzia il ruolo che ha l’ecopoesia nata nell’area insulare del Pacifico, paradiso ferito e contaminato dagli esperimenti nucleari delle potenze mondiali. Qui, tra le tante manifestazioni di protesta sorte tra le popolazioni locali, ascoltiamo le voci di Hone Tuwhare e Kathy Jetñil-Kijiner, che, in anni differenti, non smettono di denunciare i devastanti effetti delle radiazioni su uomini e natura, cercando di scalfire l’indifferenza del mondo.

In conclusione, il numero monografico, attraverso l’ampio spettro di testi analizzati, dimostra come la poesia ecologica possa rappresentare l’ambiente, non solo nei suoi aspetti ideali, ma anche nei suoi tratti più realistici e inquietanti. Spesso ritenuta priva della capacità di incidere sulla società, la poesia trova, quindi, nell’ecologia un terreno adatto per rinnovare la sua funzione: “non solo come espressione lirica di un soggetto che parla di sé, ma anche come ‘voce’ degli oggetti, come parola dell’ambiente che abitiamo”.

ECOPOETRY - Poesia del degrado ambientale, a cura di Niccolò Scaffai, in "SEMICERCHIO – Rivista di poesia comparata", n. LVIII-LIX (2018/1-2), Pacini Editore
La rivista è parzialmente consultabile online all’indirizzo: http://www.unisi.it/semicerchio

 


 

simonetta de donatisSimonetta De Donatis frequenta dal 2013 il corso di Teatropoesia tenuto da Dome Bulfaro presso la Scuola del Teatro Binario 7 di Monza ed è una dei componenti dei cori “poetici”: CoroDiverso e PoetiCanti.
Per Mille Gru segue dal 2018 vari progetti didattici, editoriali e culturali.
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